«Io non imito Pino Daniele: lo porto dentro da quarant’anni»

«Cantare Pino Daniele senza fare il karaoke della nostalgia»: Roberto Matta si racconta prima dei concerti dei Just Pino a Cascina Ovi.

Roberto Matta, voce e frontman dei “Just Pino”, si racconta ai nostri “microfoni”: si esibirà a Cascina Ovi sabato 23 maggio e sabato 27 giugno 2026, due degli appuntamenti della “Clamorosa estate di Cascina Ovi“, omaggiando Pino Daniele.

Roberto Matta parla della voce che lo ha reso celebre, della nascita dei Just Pino, dell’eredità musicale di Pino Daniele e di come nasce un omaggio che va ben oltre la semplice cover band.

La prima volta che ti sei sentito dire «sembri davvero Pino Daniele»: te la ricordi?

Erano gli anni ’80, facevo musica da non troppo tempo: Pino Daniele era già un grande della scena italiana, ma non era ancora il faro del mio personale pantheon. Ai tempi di “Nero a metà” e “Vai mo’” mi capitava di canticchiare – distrattamente, magari in macchina – qualche sua canzone: chi era con me riscontrava, con mia sorpresa, una somiglianza tra la voce mia e quella di Pino. Passano vent’anni, arriva il nuovo millennio: nei primi Duemila mi ritrovo a provare con amici che, a tutti i costi, vogliono farmi cantare “Napul’è” e “Quanno chiove”, al grido: «Le vostre voci sono uguali».

Quando e come hai deciso che avresti fatto cover di Pino Daniele, dedicando a un altro artista tanto del tuo “tempo musicale” e del tuo talento? Quanto spazio di creatività resta in questo tipo di pratica?

Inverno 2016-17: transito in una saletta dove stavano suonando alcuni amici. Entro, li saluto. Il tastierista (uno bravo: seguiva i Ricchi e Poveri) sta facendo un tributo ai Beatles. Il microfono è acceso. Ed è libero. Mi metto a cantare, lui mi segue: «Impressionante», mi dice. «La tua voce è uguale alla sua», L’idea del tributo nasce lì e lì nasce la “A me me piace ‘o blues” Band. A questo progetto dedico tutto: il mio talento e il mestiere appreso e migliorato in anni di musica. Anche a me, come a Pino, piace cantare con la chitarra in mano. No, non voglio fare paragoni, naturalmente: lui resta di un altro pianeta. Ma voglio sottolineare che è così che, oltre all’omaggio, riesco a introdurre un elemento di originalità: la musica di Pino diventa, in qualche misura, anche la mia musica.

Il fine dovrebbe essere sempre una buona interpretazione (sei un musicista, non un attore): come si evita il rischio di una buona imitazione?

Questa è una buona domanda. Il segreto è semplice: io non imito Pino Daniele. Pino Daniele, tra l’altro, ha sempre dichiarato di non amare la propria voce, in effetti molto lontana dalla stereotipica profondità blues. Eppure, per una di quelle vie misteriose che talvolta ci riserva il destino, è stata proprio la voce a diventare il suo marchio di fabbrica. La mia voce non assomiglia alla voce di Pino Daniele tout court: assomiglia, semmai, alla voce di Pino Daniele degli anni ’80. prima dei problemi cardiaci. Di due cose sono, in ogni caso, orgoglioso: sono in grado di trasmettere emozioni e nessuno – neppure i napoletani! – mi ha mai “accusato” di imitare Pino Daniele.

Se potessi fare una sola domanda a Pino Daniele, oggi, quale sarebbe?

Una sola? Sei crudele: ne vorrei fare milioni! Ma accetto le regole del gioco: gli chiederei se l’omaggio della nostra cover band gli faccia piacere e gli chiederei, umilmente, il permesso di continuare.

Presentaci i musicisti dei Just Pino.

Ancora una volta, accetto le regole del gioco. Facciamo finta di essere sul palco, d’accordo? Il cantante prende il microfono, indica uno a uno i membri della band e scandisce: «Alberto Barattini al piano, pianista straordinario (lo dico in virtù del mio orecchio molto educato) e grande arrangiatore in stile jazz dei pezzi di Pino Daniele. Candido Mormile alla chitarra: altro grande musicista, eclettico e geniale, unico napoletano della formazione (che talvolta ci corregge il dialetto). Massimo Galelli al basso, con il quale avevo già collaborato in passato e con il quale è un onore esserci sorprendentemente ritrovati: è un vero talento del jazz. Mauro Colangelo alla batteria, cui devo l’invito a partecipare a questo progetto, altro straordinario musicista e arrangiatore, con un gusto musicale in grado, come i grandi batteristi di Pino Daniele, di fare la differenza. Alla voce, chi vi parla: Roberto Matta».

Puoi portare a cena un musicista, del presente o del passato, che non sia Pino: chi scegli?

Altra domanda cattivissima: quanti ne inviterei, che fatica sceglierne uno solo! Mi facilito il compito escludendo tutti gli artisti anglofoni: sarebbe troppo faticoso per il mio inglese scolastico reggere un’intera cena. Rinuncio dunque a invitare due dei miei miti assoluti, Mick Hucknall dei Simply Red e Charles Roger Pomfret Hodgson dei Supertramp. Scelgo allora un componente della band di Pino Daniele: Tullio De Piscopo è un grande narratore e una fonte infinita di aneddoti. Allora, quando organizziamo?

Qual è stato per te il più bel duetto tra Pino Daniele e qualche altro artista? Quale invece quello che non c’è stato e ti sarebbe piaciuto vedere?

Faccio emergere, per rispondere, il Roberto Matta chitarrista: cito dunque Pat Metheny, che tra l’altro sarebbe stato un altro ottimo candidato per la cena di cui alla domanda precedente, al netto della sua incomprensibile pronuncia americana. Ho visto, credo, almeno dieci dei suoi concerti: un gigante. Poi, indimenticabile il duetto con Giorgia. Quanto mi sarebbe piaciuto vedere un concerto di Pino e Lucio Dalla insieme…

Che cosa, per te, rendeva la musica di Pino Daniele così speciale? E che cosa rendeva speciale la sua persona?

Con Pino succede una cosa curiosissima: mi posso definire un esperto della sua musica, eppure scopro continuamente suoi brani inediti, che spuntano magicamente dalla sua produzione sterminata. Anche per questo, per me, è impossibile parlare di Pino al passato. Aggiungo che anche i suoi pezzi più apparentemente commerciali, quelli bistrattatissimi degli ultimi dischi, sono di un livello tecnico e musicale strepitoso.

Come sarà suonare a Cascina Ovi (un ristorante, dunque, e non un locale o un teatro)? Il pubblico risponderà in maniera diversa?

Lo scopriremo! Ma posso già dire che la prospettiva mi emoziona. Sarà l’esordio di questo progetto e metterò in campo tutta la mia esperienza. E, cosa più importante, la mia passione. Suono spesso nei ristoranti e la cosa mi piace: sono sicuro che a Cascina Ovi mi sentirò a casa. Sarà bello trasmettere al pubblico della Cascina, che mi dicono caldissimo e musicalmente colto, l’emozione di cantare e suonare Pino Daniele.


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