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Il nostro omaggio a Dario Noseda, grande velista e grande amico

Questa non è una storia di vela.

Perdonate se utilizzerò, in queste righe, toni personali; se metterò in questo scritto un po’ troppo di me.

È che questa storia di vela, che però semplice storia di vela non è, mi ha coinvolto come se il suo protagonista fosse mio amico da sempre. E forse lo è, mio amico: nella maniera oscura e sottile nella quale possono esserlo soltanto gli eroi delle storie che amiamo.

Ma questa non è una storia di vela.

Ho conosciuto Dario Noseda per la prima volta nelle parole di Francesco: «A Mandello del Lario conoscerai un uomo che ringrazia anche quando il favore lo fa lui».  Raggiungo il paesello in treno, un sabato sera di inizio ottobre: il clima meteorologico è ancora tiepido, quello umano ancora di più. Si brinda di fronte a un capannone a due passi dalla riva: la montagna è di fronte a noi; l’acqua – dolce, calma – è alle nostre spalle. Sono ingenuo, impressionabile e nato in pianura: il monte mi incute più rispetto del lago. Avrò modo di imparare, tempo due mesi, che vi sono acque e acque.

Ma questa non è una storia di vela.

Seguono settimane di preparativi intensi: fisici, tecnici, tecnologici, ingegneristici. Ché la poesia senza una metrica rigorosa è balbettio indistinto; ché l’ésprit de finesse non si regge in piedi senza l’ésprit de géometrie. Il coraggio senza programmazione è temerarietà: e i temerari, l’oceano, non li perdona. I primi giornalisti intendono che “la storia” c’è. Sporadici titoli sulle pagine di cronaca locale, i primi seguaci appassionati sui social network. Chi ha fiuto ha già capito. Chi ha cuore si è già fatto coinvolgere. Il logo di Cascina Ovi fa bella mostra di sé sulla murata: noi abbiamo già deciso da che parte stare. Noi stiamo con Noseda.

Perché questa non è una storia di vela.

Il barometro volge al brutto. Le albe sempre più tarde e i tramonti sempre più frettolosi rosicchiano minuti ai giorni. L’inverno fa capolino sull’orizzonte del calendario. Giunge il giorno della partenza: l’11 novembre Noseda molla gli ormeggi di Pa2sh (questo il nome della sua Star) da Tenerife, prora all’oceano.

Questa non è una storia di vela.

L’oceano morde. L’oceano è cattivo. L’oceano fa male. L’oceano è bellissimo. La Star arancione è una vasca da bagno, un guscio di noce in mezzo all’Atlantico. Le onde sono più alte dell’albero maestro. L’uomo è lì dentro, rintanato, più minuscolo del minuscolo scafo. Un’onda colpisce la murata come il diretto di un peso massimo. Dolore. Buio. Sale. Abisso. Uomo in mare. «Afferra la scotta», pensa Noseda senza verbalizzare quel pensiero: «Afferra la scotta, o sei un uomo morto». Una scudisciata sul palmo della mano: è la scotta della salvezza nella destra di Noseda. Forse una striscia di sangue a rigare la mano: un dolore dolcissimo. Noseda è di nuovo a bordo.

Questa non è una storia di vela.

Noseda è stremato. I viveri sono finiti da due giorni. Resta l’acqua dolce: che disseta, ma che non dà energia. Ogni barlume di lucidità è prezioso. Ho scritto “prezioso“, ma dovrei dire: “vitale“. Vitale in senso etimologico: o la vita, o la morte. La rotta, la rotta! La rotta è sbagliata. Qualche grado di troppo verso sud: Noseda non sta arrivando in Martinica, ma a Santa Lucia. Gli scogli sono vicini, troppo vicini. E appuntiti. Noseda contatta terra, comunica le proprie coordinate e chiede soccorso. La Star arancione finisce sugli scogli. È il naufragio.

Per fortuna questa non è una storia di vela.

Noseda guadagna la terra da solo, in qualche modo. Raggiunge, a piedi, Rodney Bay, in una terra che non conosce. La Star è verosimilmente distrutta, arenata chissà dove: sarà poi identificata e recuperata. Ma non ha importanza: l’impresa è compiuta, Noseda è il primo uomo ad aver domato l’Atlantico con una Star, in solitaria.

In solitaria, ma non da solo: con lui a bordo c’era infatti un numero incredibile di persone che, come noi, l’hanno voluto accompagnare con il pensiero e con il cuore.

E adesso non vediamo l’ora di riabbracciarlo e di festeggiare con lui.

Perché questa non è una storia di vela. È la storia di un uomo. È la storia di un amico.

Andrea Donna

La cronaca della traversata oceanica di Dario Noseda a bordo della sua barca a vela di classe Star è disponibile sul sito internet www.starinoceano.com e sulla pagina Facebook di Star in Oceano.

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