«Che cos’è la magia, se non la connessione con il nostro cuore?»

Metodo Mushoi, la medicina tradizionale sarda, il potere della natura… Monica Mura racconta il suo percorso t in vista della Serata Sarda di sabato: «La conoscenza antica si tramanda, da donna a donna. Anche a me è stata tramandata per linea di sangue».
Chi è davvero una “strega” sarda? Per scoprirlo siamo andati a Santu Lussurgiu, dove Monica Mura ha creato Sa Sanadora, un affittacamere olistico nato dal suo percorso personale e dalla sua profonda relazione con la natura. Ci ha raccontato di quando ha cominciato a comprendere la propria sensibilità, del metodo Mushoi, delle erbe medicinali, della medicina tradizionale sarda tramandata lungo una linea femminile e del significato che lei stessa attribuisce alla parola «magia». Questo sabato sera (3 ottobre 2026) sarà ospite di Cascina Ovi per la nostra Serata Sarda. Occasione nella quale, promette, rivelerà qualche suo segreto.
Chi è – iniziamo dal principio! – Monica Mura?
Fin da bambina, amavo osservare i fiori, le piante e le erbe; fin da bambina, mi ritagliavo del tempo da passare sola in natura. Ancora oggi amo conoscere ciò che abita in noi, a quel livello profondo che possiamo definire emozionale e spirituale. Sono convinta che per vivere bene con noi stessi e con gli altri sia fondamentale conoscerci profondamente. Così nasce il mio mondo e anche Sa Sanadora è figlia di tutto questo.
Quando e come hai preso consapevolezza di avere un potere particolare?
La mia sensibilità ha iniziato a svilupparsi consapevolmente quando mi sono avvicinata al metodo Mushoi, nel 2019. Da qui è iniziato un nuovo cammino, un nuovo percorso. Ma già prima, ricordo, avevo un mondo tutto mio: avevo una sensibilità peculiare, sapevo di possedere una capacità travolgente di percepire, anzi sentire, le emozioni degli altri. Un’empatia quasi esagerata: sentivo, in qualche modo misterioso ma reale, non solo quello che provavano gli altri, ma anche il loro corpo e i loro pensieri. Il metodo Mushoi ha poi agito su tante parti di me, risvegliandole.
In che cosa consiste questo metodo?
La parola significa, in giapponese, «senza paura» o «con coraggio». È un metodo di guarigione energetica emozionale che si basa sull’apertura del cuore e della mente. Questi due fattori devono essere uniti. Il Mushoi individua gli elementi di disarmonia del nostro sistema energetico, nati a causa di emozioni bloccate o avvenimenti traumatici che non abbiamo superato. Il Mushoi trasforma questa disarmonia, questo dolore – grazie al potere della comprensione, grazie alle frequenze vibrazionali e grazie a una connessione diretta con i chakra principali – in energia positiva e nuova.
È a questo punto che Monica ci ha… messo del suo?
Sì, proprio così. Al metodo Mushoi ho scelto di integrare la medicina popolare e tradizionale sarda: questo mi permette di unire alle frequenze Mushoi quelle delle erbe medicinali.
Quello che il metodo Mushoi dona è un potere che chiunque può acquisire? O si manifesta solo in chi, in qualche modo, ce l’ha già in sé?
Solo chi è in grado di agire con il cuore può maneggiare davvero il metodo Mushoi. Occorre il coraggio di unire mente e cuore. E serve fiducia nel fatto che il metodo funzioni.
E invece il potere della medicina tradizionale sarda? È qualcosa che tutti hanno? O solo i sardi? O solo qualcuno tra i sardi?
Tutte le medicine tradizionali si tramandano. Avviene così da sempre: la medicina condivide questa particolarità con gli antichi rituali e con l’antica sapienza. D’altra parte, la medicina popolare della mia isola ha tanto in comune con quelle del resto del mondo e in particolare con le altre medicine tradizionali mediterranee. In Sardegna la trasmissione avviene passando per una linea di sangue. La linea è femminile: passa dalla donna più anziana alla donna più giovane. Chi tramanda questa conoscenza sceglie l’altra persona come portatrice. Anche a me è stata tramandata per linea di sangue.
Possiamo, dunque, definirla magia?
Certo. Che cos’è la magia, se non la profonda connessione con il nostro essere autentico e con il nostro cuore? È il risultato del contatto con la nostra parte più profonda e quindi – perché è tutto collegato – con il mondo, con la natura e con la terra. Siamo in grado di avere una buona relazione con il mondo e con la natura solo se altrettanto buona è la nostra relazione con noi stessi, con il nostro spirito.
Ti è mai capitata, da strega (è corretto definirti così?), una richiesta che hai preferito declinare? E una che, invece, sei riuscita a soddisfare contro ogni speranza?
«Strega» è uno dei nomi con i quali sono state chiamate le donne a contatto con il loro potere personale. Pertanto, sì: porto anche questo nome, me lo porto come un abito, benché io non ami le definizioni. Mi sarà forse capitato di declinare richieste d’aiuto: quando vedevo, nella persona che si rivolgeva a me, poca fiducia nelle proprie capacità. Io stessa, all’inizio del mio percorso, sentivo un grande bisogno di aiuto e di guida. Conosco, dunque, la sensazione di vedersi rifiutato un aiuto che tanto si desidera: ma poi ho imparato una lezione più grande, che quel rifiuto poteva insegnarmi la fiducia in me stessa, in quelle parti di me risolute, forti, sensibili e intuitive. Senza l’ascolto di queste parti di noi è impossibile essere autosufficienti. Mi conosco, ormai, in profondità: so che posso fidarmi di me stessa. Insegno la stessa cosa anche agli altri. Ecco perché mi è capitato di rifiutare piccole richieste: ho preferito guidare quelle persone verso la capacità di ascoltare se stesse. Sono certa che vi siano situazioni che si possono risolvere contro ogni speranza: magari, in futuro, potrò raccontare anche qualche esempio di questo tipo.
Anche Sa Sanadora, l’Affittacamere Olistico a Santu Lussurgiu, è un’espressione di questa tua missione? Che cosa cercano e che cosa trovano i tuoi ospiti?
Sì, Sa Sanadora è un’espressione di questa mia missione. Il progetto è nato dal mio percorso di crescita personale: sono stata, in qualche modo, guidata in un luogo a me sconosciuto a fare qualcosa che non avevo mai fatto. Ho poi fatto la scoperta che era un’estensione del mio sogno. Anzi, ne ho avuto la conferma. Gli ospiti trovano da me un luogo di pace e di ascolto, nel quale possono stare a contatto con se stessi. Un luogo in cui possono staccare dalla loro quotidianità, spesso soffocante. Alcuni cercano e trovano riposo, altri intuizioni, altri una verità magari scomoda, altri consapevolezza, altri ancora sogni, energia, coraggio.
Con Francesco e Antonella, con Cascina Ovi, che cosa è “scattato”? Che legame si è creato? Che cosa ti aspetti e che cosa ci rivelerai il 3 ottobre?
Con loro c’è subito stato una sorta di colpo di fulmine. L’incontro, quel giorno d’aprile a Seulo, è stato davvero magico: abbiamo subito trovato una connessione speciale. Poco tempo dopo sono venuti a trovarmi al B&B. Quando mi hanno proposto di partecipare alla serata di sabato, ho accettato con entusiasmo.
Ci rivelerai, in occasione della Serata Sarda, qualche tuo segreto?
Magari sì: qualcosa sulle piante, sul loro potere, sulla loro capacità di armonizzare le nostre emozioni. Sarà una bella scoperta.




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