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Studying Jazz Quartet live a Cascina Ovi

«La clamorosa estate di Cascina Ovi» non finisce mai: sabato (5 settembre) vi aspettiamo per una serata di grande musica e grande cucina.


Pronti a 𝗱𝘂𝗲 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶𝗼𝘀𝗶 𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗻𝗶?

Tornano le serate de La clamorosa estate di Cascina Ovi, dopo la pausa estiva: siamo – ve lo garantiamo – più carichi che mai.

Si ripresenta al completo lo 𝗦𝘁𝘂𝗱𝘆𝗶𝗻𝗴 𝗝𝗮𝘇𝘇 𝗤𝘂𝗮𝗿𝘁𝗲𝘁, dopo il ritorno dall’Olanda, meno di un mese fa, della voce 𝗟𝗲𝗮 𝗖𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗹𝗶.

«Scordatevi, amici di Cascina Ovi, la solita, impettita serata di jazz» promette 𝗣𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗖𝗮𝗿𝘂𝘀𝗼, bassista. «Saranno scariche di pura energia. E sapete perché? Perché a suonare ci divertiamo come pochi.»

𝗚𝗶𝗼𝘃𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗜𝗻𝘁𝗿𝗼𝗻𝗮 è un grande pianista, dalla tecnica sopraffina e dal rigore assoluto. Come il suo orecchio.

𝗟𝗲𝗮 𝗖𝗮𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮𝗹𝗶 è fantasia e creatività applicate al canto: ogni brano che interpreta è ogni volta diverso, ogni volta più bello.

𝗠𝗮𝗿𝗰𝗼 𝗣𝗼𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 è il re della batteria. Nella sua manica, il più potente degli assi: i tanti segreti che ha appreso dal suo maestro, il grande 𝗧𝘂𝗹𝗹𝗶𝗼 𝗗𝗲 𝗣𝗶𝘀𝗰𝗼𝗽𝗼. Marco è, inoltre, un apprezzatissimo autore di musica.

𝗣𝗶𝗲𝗿𝗼 𝗖𝗮𝗿𝘂𝘀𝗼 farà magie con il suo basso fretless: «Preferisco suonare senza tasti, da un po’ di tempo. Mi diverte: mi sembra di suonare uno strumento a metà tra un basso e un contrabbasso».

Abbiamo visto la scaletta in anteprima: tra i brani che il pubblico di Cascina Ovi potrà ascoltare, vi anticipiamo 𝗦𝘂𝗺𝗺𝗲𝗿𝘁𝗶𝗺𝗲 di George Gershwin, 𝗦𝘁. 𝗟𝗼𝘂𝗶𝘀 𝗕𝗹𝘂𝗲𝘀 di W.C. Handy, 𝗛𝗼𝘄 𝗜𝗻𝘀𝗲𝗻𝘀𝗶𝘁𝗶𝘃𝗲 di Antônio Carlos Jobim, 𝗔 𝗙𝗲𝗹𝗶𝗰𝗶𝗱𝗮𝗱𝗲 di Antônio Carlos Jobim e Vinicius de Moraes, 𝗖𝗮𝗿𝗮𝘃𝗮𝗻 di Duke Ellington, Juan Tizol e Irving Mills.

Tutto il resto, sorpresa.

La cucina, i vini, l’atmosfera senza eguali saranno quelle di 𝗖𝗮𝘀𝗰𝗶𝗻𝗮 𝗢𝘃𝗶.

Vi aspettiamo 𝘀𝗮𝗯𝗮𝘁𝗼 𝟱 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 a partire dalle ore 𝟮𝟬.𝟬𝟬.

𝗦𝗮𝗿𝗮̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗲𝗿𝗮𝘁𝗮 𝗺𝗲𝗺𝗼𝗿𝗮𝗯𝗶𝗹𝗲.

Prenotazioni: 𝟬𝟮 𝟮𝟭𝟯 𝟵𝟱 𝟴𝟭.

«𝗜𝗹 𝗷𝗮𝘇𝘇 𝗶𝗻𝗶𝘇𝗶𝗮 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗺𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝘂𝗼𝗻𝗮𝗿𝗲»

Intervista allo Studying jazz quartet, live sabato sera a Cascina Ovi: «Ogni nota superflua è di troppo. È l’ascolto reciproco a trasformare quattro musicisti in una band».

Non vediamo l’ora di vederli, ascoltarli, goderli: nell’attesa (ricordiamo l’appuntamento: sabato 5 settembre, ore 20.00, nuovo appuntamento della Clamorosa estate di Cascina Ovi) li abbiamo intervistati: signore e signori, The studying jazz quartet!

[Domanda per Giovanni Introna, pianista] Qual è la cosa che un pianista dovrebbe imparare a non suonare?

La musica è una cosa semplice. Attenzione, questa parola è il contrario di complicato, non di complesso. Nella vita di un buon musicista arriva un momento chiave: è il momento in cui capisce che ogni nota superflua è di troppo. Il buon musicista è famelico di essenzialità: sa che le note in eccesso disturbano, rovinano la concentrazione. Le lascia andare, senza rimpianti.

[Domanda per Lea Cardinali, voce] Se potessi entrare dentro una canzone che hai cantato e restarci per un’intera giornata, quale sceglieresti?

L’arte in generale, la musica in particolare, il jazz nello specifico hanno un potere: possono rappresentare tutto, possono raccontare tutto. Si sta concludendo un’estate, in tutti i sensi, caldissima: “Summertime” mi trasporta, con la sua tonalità minore malinconica e magica, in un ideale quartiere costiero afroamericano, che forse non esiste nella realtà ma senz’altro esiste nel nostro immaginario. Non la sentite questa dolce mamma che canta al suo bambino la sua triste ninnananna? Io la sento. Eccome.

[Domanda per Marco Pogliani, batterista] Se per una sera ti togliessero la batteria e ti dicessero: “Fa’ comunque capire agli altri dove battere il tempo”, che cosa faresti?

Per un batterista, basta percuotere qualsiasi superficie, qualsiasi oggetto. Un bravo musicista sa far emergere, accarezzandola, la voce e il ritmo interni di qualsiasi cosa. E non c’è, lo garantisco, piacere più grande.

[Domanda per Piero Caruso, bassista] Il basso è lo strumento che spesso si sente senza accorgersi di sentirlo. Ti piace stare nell’ombra o, sotto sotto, vorresti che qualcuno finalmente si accorgesse molto di più di te?

Ma non ci penso nemmeno (sorride)! La mia indole è solitaria, meditativa: amo stare nell’ombra, preferisco la mia casa e il mio giardino ai riflettori del successo. Molti desiderano essere notati: ci si fa belli e ci si abbiglia, per esempio, per questo. Da parte mia, trovo molto più soddisfacente suonare, farlo bene, farlo in armonia con la mia band, per donare a chi ci ascolta non una mera esibizione, ma un’interpretazione.

[Domanda corale: risposta all’unisono dell’intera band] Qual è il punto in cui si smette di essere quattro musicisti e si diventa una band?

Quattro musicisti suonano, magari divinamente, indipendentemente uno accanto all’altro. Ma è l’interplay che fa la band: la capacità di ascoltare l’intenzione del gruppo. Senza neanche guardarsi: basta sentire, basta sentirsi.

The studying jazz quartet lo farà, in maniera splendida, per tutti noi a Cascina Ovi.